I Diritti del Minore

Tutelare al massimo i diritti del minore anche quando la coppia entra in conflitto o la famiglia di origine non riesce più a educare un bambino ed è necessario rivolgersi a un'altra famiglia per un affidamento o un percorso adottivo. Questa l'indicazione emersa nel corso del confronto su "I diritti dei minori: dall'affidamento dei figli alle adozioni" che si è svolto nell'ambito del "Festival del diritto" in corso a Piacenza e al quale hanno partecipato Anna Maria Bernardini de Pace, avvocato specializzato in diritto di famiglia, Luciano Spina, vice-presidente dell'Associazione dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, e Simonetta Cavalli, assistente sociale che lavora alla Asl di Roma.

Le crisi di coppia fanno i conti dal 2006 con la nuova legge sull'affidamento condiviso dei figli. Anna Maria Bernardini de Pace ha sottolineato come, in caso di separazione, l'affidamento condiviso è diventato la regola in più del 90% dei casi. In realtà, però, il conflitto evitato al momento della separazione riemerge drammaticamente in una fase successiva, quando i genitori non condividono scelte - dalla scuola allo sport da effettuare nel tempo libero - che sono molto rilevanti per i figli.
Forse solo un lungo rodaggio, accompagnato da un cambio di mentalità nella coppia, consentirà alla legge di spiegare in pieno i suoi effetti positivi. Ma il rischio è che a questo rislutato si arrivi solo fra qualche anno.
Luciano Spina ha spiegato come l'adozione nazionale e internazionale siano ormai diventate parte della vita "familiare" del nostro Paese e ha messo in luce rischi e opportunità
che vengono offerte dall'affidamento familiare, dove si cerca di far fronte alla difficoltà transitoria di una famiglia con il supporto di un altro nucleo familiare.

Simonetta Cavalli, dal canto suo, ha sottolineato come magistrati e avvocati arrivano a occuparsi della famiglia quando la crisi è già esplosa: spesso, dunque, il primo intervento, già di per sè intrusivo, viene svolto da parte dei servizi sociali. Da qui l'opportunità che le famiglie vedano nei servizi un aiuto e non solo un "giudice" e che si fidino di un supporto che può aiutare a superare situazioni difficili.

( Fonte Sole 24 Ore del 28/09/2008)

Affidamento del Minore

L' affidamento dei figli definisce come ripartire ed esercitare la potestà genitoriale sui figli minorenni in situazioni di non-convivenza dei genitori.

Vale per tutti i casi di cessazione di convivenza dei genitori sia per le coppie di fatto, che per separazioni e divorzio.

In Italia la legge 8 febbraio 2006, n. 54 relativa all'Affido condiviso ha modificato l'Art. 155 del Codice civile il quale recita:

« Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.»

Pertanto la relazione genitore-figlio deve essere tutelata e mantenuta al di là della cessazione della convivenza dei genitori.

Cambiamenti rispetto alla normativa precedente:

Prima del 16 marzo 2006 era previsto come regola l' affido esclusivo che limitava l'esercizio della potestà genitoriale di un genitore (detto genitore non-affidatario) mentre costituiva eccezione l' affido congiunto applicato se richiesto da entrambi i coniugi in base alla normativa sul divorzio del 1970.

Con l'entrata in vigore della nuova Legge 8 febbraio 2006, n. 54 (cd. legge sull'"affido condiviso") si è operata una rivoluzione copernicana sancendo per legge il principio di bigenitorialità ovvero il diritto dei figli a continuare a vivere in modo alternato con ciascun genitore, mantenendo rapporti equilibrati con entrambi i genitori anche dopo la cessazione della loro convivenza. Entrambi i genitori continuano infatti a mantenere l'esercizio diretto della potestà genitoriale che potranno esercitare o in modo congiunto o disgiunto. Non è stata ancora chiarita la competenza del tribunale dei minori rispetto al tribunale ordinario, ma è chiaro che questa legge è il riferimento unico per tutti.

L'affido condiviso è dunque oggi la forma di affidamento dei figli che si affianca all'affidamento "congiunto", già previsto dalla precedente normativa, che non viene abrogato. Non viene esclusa, tuttavia, l' eccezione dell'affido a un solo genitore quando il comportamento dell'altro genitore nei confronti del figlio sia contrario all'interesse del minore stesso. Solo in tal caso potrà essere limitata la frequentazione ma non la potestà di quel genitore. Non sono considerati validi motivi per l'affidamento a un solo genitore: il conflitto tra i genitori, se questi singolarmente non si comportano in modo contrario all'interesse del minore, la lontananza fisica dei due genitori, la tenera età del minore.

L'affido condiviso consente l'esercizio della potestà anche in modo disgiunto cosicché ciascun genitore è responsabile in toto quando i figli sono con lui. Al contrario dello affido congiunto che richiedeva sempre la completa cooperazione fra i genitori, l'affido condiviso disgiunto è applicabile e utile soprattutto in caso di conflitto, poiché suddivide in modo equilibrato le responsabilità specifiche e la permanenza presso ciascun genitore, mantenendo inalterata la genitorialità di entrambi, ma disaccoppiandoli nel tempo e nello spazio. Per prevenire eventuali problemi di educazione contraddittoria sono consigliate consulenze pedagogiche di impostazione e monitoraggio periodico.

Questa modifica si è resa necessaria in seguito ai movimenti di protesta promossi dalle organizzazioni a tutela dei diritti dei padri separati. Infatti la precedente normativa portava in via quasi esclusiva all'affidamento della prole alla madre (circa 90% dei casi, contro il 10% tra affidi condivisi ed esclusivi ai padri). Questa condizione giuridica ha portato alle situazioni di madri che abusavano della loro posizione privilegiata nei confronti dei figili ed arrivavano letteralmente a ricattare i mariti separati chiedendo aumenti nel mantenimento dietro minaccia di negare le visite ai figli. Un altro caso gravissimo registrato è quello di madri separate che usavano il proprio ascendente sui figli per metterli contro il padre e le sue eventuali nuove compagne. Con l'andare del tempo il numero di questi casi è aumentato a dismisura raggiungendo vette altissime, e questo ha portato i legislatori a meditare sulla possibilità di cambiare la legge vigente per garantire i diritti dei padri, consentendo loro una maggiore presenza nella vita dei figli.

Il problema, giustamente affrontato dal legislatore e risolto in maniera condivisibile, tuttavia è lungi dall'essere risolto, perché le leggi, dopo promulgate, devono essere applicate, come spiegato più avanti.

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